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Guadagnare tempo con la convenzione di moratoria

Autore: Staff-blog il 12 Febbraio 2026

Quando guadagnare tempo può salvare l’impresa con la convenzione di moratoria.

Ci sono momenti, nella vita di un imprenditore, in cui il problema non è tanto quanto si deve, ma quando si deve pagare.
Le scadenze si accavallano, i flussi di cassa diventano irregolari, le cartelle fiscali iniziano a pesare più del dovuto e il telefono squilla sempre più spesso per solleciti che arrivano prima ancora di aver respirato.
Non è ancora insolvenza. Ma non è nemmeno una situazione sostenibile.
È esattamente in questa zona grigia, quella che il Codice della crisi definisce stato di crisi, che entra in gioco uno strumento spesso sottovalutato, ma estremamente potente se usato con metodo: la convenzione di moratoria.
La convenzione di moratoria non è una bacchetta magica e non cancella i debiti e soprattutto non permette alcuna falcidia dei debiti fiscali.
Ma può fare una cosa decisiva: far guadagnare tempo buono, quello necessario per costruire una soluzione vera, ricreare i giusti flussi di cassa nel tempo, senza l’assedio quotidiano dei creditori.

Quando il problema non è il debito ma la pressione

Molti imprenditori arrivano a chiedere aiuto con una sensazione molto precisa:
“Se solo potessi fermare tutto per qualche mese, potrei rimettere in ordine le cose”.
Il problema è che, senza uno strumento giuridico adeguato, fermare tutto non è possibile.
Il motivo è semplice il creditore non conosce esattamente la situazione del debitore ed applica la regola più vecchia al mondo: chi prima aggredisce il patrimonio, aumenta decisamente la probabilità di soddisfare le sue ragioni.
Le azioni esecutive proseguono, i pignoramenti incombono, le trattative individuali si trasformano in un logorante gioco al rialzo.
La convenzione di moratoria, disciplinata dall’art. 62 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII), nasce proprio per questo: gestire provvisoriamente gli effetti della crisi, senza entrare subito in procedure più invasive.
È una soluzione pensata per chi non è fallito, ma rischia di diventarlo se non interviene in tempo.

Cos’è la convenzione di moratoria

Partiamo da un punto fermo: la convenzione di moratoria non è uno stralcio del debito. In sintesi se il tuo debito nei confronti di un fornitore è 100, con la convenzione di moratoria non miri a ridurre il pagamento a saldo, ad esempio, 60.
Non prevede riduzioni dell’importo dovuto, né imposizioni di nuove prestazioni ai creditori.
Il suo oggetto è più semplice — e proprio per questo più efficace nelle fasi iniziali delle crisi d’impresa:

  • puoi proporre una dilazione delle scadenze ad esempio la scadenza del debito di 100 a marzo 2027 viene spostata a giugno 2027;
  • puoi accordarti nella sospensione delle azioni esecutive e conservative
  • ti garantisci la rinuncia temporanea agli atti di aggressione del patrimonio
  • puoi raggiungere un vasto accordo di regolazione provvisoria dei rapporti debitori

In altre parole: si mette il debito “in pausa”, senza negarlo.
Un po’ come quando, in azienda, si decide di spegnere il motore per evitare di bruciarlo definitivamente.

La convenzione di moratoria nella legislazione italiana

La convenzione di moratoria non nasce con il Codice della crisi ma era già prevista dall’art. 182 septies della legge fallimentare, ma con limiti importanti: essa riguardava solo creditori bancari e finanziari.
Oggi, l’art. 62 CCII amplia radicalmente l’ambito di applicazione, rendendola utilizzabile nei confronti di tutti i creditori. Il codice richiede una suddivisione in categorie dei creditori ma, la vera novità, è che a legislazione vigente permette, con la convenzione di moratoria, di stipulare accordi con fornitori, con creditori finanziari, commerciali o con altri soggetti non finanziari.
Questo passaggio non è solo tecnico, è strategico.
La convenzione di moratoria consente di costruire una tregua ordinata e giuridicamente protetta, anche in contesti debitori complessi, dove il problema non è una sola banca, ma un mosaico di posizioni diverse.

L’effetto estensivo della convenzione

Uno degli elementi più interessanti — e più delicati — della convenzione di moratoria è il cosiddetto effetto estensivo.
In sintesi:
se l’accordo viene raggiunto con almeno il 75% dei creditori appartenenti alla stessa categoria, i suoi effetti possono essere estesi anche ai creditori non aderenti. Il significato dell’estensione è presto detta: se ad esempio l’80% della categoria dei fornitori accoglie una proposta di moratoria, il restante 20% anche se non firma o addirittura si oppone all’estensione nei suoi confronti può subire la sospensione delle azioni esecutive, a determinate condizioni.
Ed è qui che entra in gioco la vera differenza tra improvvisazione e consulenza qualificata.

Le condizioni per estendere gli effetti ai non aderenti

L’estensione degli effetti non è automatica. La legge pone una serie di garanzie precise, pensate per bilanciare l’interesse dell’impresa con quello dei creditori dissenzienti.
Il debitore deve operare una sincera, attiva, credibile, attestata disclosure della propria crisi, in particolare:

  1. Informazione completa e trasparente
    Tutti i creditori della categoria devono:
    – essere informati dell’avvio delle trattative
    – ricevere dati aggiornati sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria
    – conoscere il contenuto della convenzione e i suoi effetti
  2. Pregiudizio proporzionato e coerente
    I creditori non aderenti non devono subire un sacrificio arbitrario, ma proporzionato coerente con la soluzione di crisi concretamente perseguita.
    Su questo punto, il tribunale ha oggi maggiore discrezionalità valutativa, soprattutto in sede di opposizione.
  3. Attestazione qualificata
    La serietà della proposta deve essere oggetto vaglio tecnico di un soggetto terzo: l’attestatore. Un professionista indipendente deve attestare la veridicità dei dati aziendali o l’idoneità della convenzione a disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi.
    Non basta più, come era in passato, la sola omogeneità delle posizioni: serve una valutazione complessiva di sostenibilità.
  4. Nessuna nuova prestazione imposta
    Ai creditori non aderenti non può essere imposto la concessione di nuovi affidamenti, il mantenimento di quelli esistenti o l’erogazione di nuova finanza.
    La moratoria per i creditori non aderenti congela, non costringe. La moratoria, se ci sono tutte le condizioni, è uno straordinario procedimento per guadagnare tempo.

Il ruolo del tribunale nella convenzione di moratoria

Un altro elemento spesso sottovalutato è il ruolo del giudice.
La convenzione di moratoria non nasce in tribunale ma da un accordo tra soggetti privati. Soltanto a convenzione disciplinata, gli atti devono essere depositati presso l’autorità giudiziaria per l’approvazione. L’intervento del Tribunale diventa puntuale laddove la convenzione faccia perno sull’estensione. Il procedimento giudiziale prevede una disclosure ampia e completa con comunicazione degli atti a tutti i creditori, la possibilità di opposizione per i creditori che subiscono l’estensione con la possibilità di reclamo in Corte d’Appello.
Il tribunale non sostituisce l’imprenditore, né i consulenti.
Verifica che le regole siano state rispettate. E che il sacrificio imposto sia giustificabile.

Quando utilizzare la convenzione di moratoria

La domanda che conta non è “si può usare?”, ma “quando conviene usarla?”.
La convenzione di moratoria è particolarmente indicata quando l’impresa è in stato di crisi, ma non in insolvenza irreversibile. In altre parole quando esiste un’attività ancora vitale ed il problema è la tensione finanziaria di breve periodo. In questi frangenti si intuisce l’opportunità della convenzione di moratoria perché è quella che consente di prendere tempo per riorganizzare il debito, negoziare accordi più strutturati o accedere ad altri strumenti più complessi del codice (accordi di ristrutturazione, concordato, ecc.)
In pratica: è uno strumento di transizione, non di chiusura.

Un esempio concreto

Adesso pensiamo ad un caso pratico molto frequente. Immagina un’impresa con debiti fiscali rilevanti, fornitori strategici da mantenere, banche già in atteggiamento difensivo.
Il business, però, funziona. Il problema è che le scadenze sono diventate ingestibili.
In questo scenario, la convenzione di moratoria consente di fermare pignoramenti imminenti, rassicurare i fornitori, evitare decisioni affrettate, costruire una soluzione più ampia.
La convenzione di moratoria ti permette di guadagnare tempo, senza dover “bruciare” subito procedure più invasive.

Perché non è uno strumento da usare da soli

La convenzione di moratoria sembra semplice, in realtà, è uno degli strumenti più tecnici e sensibili del codice della crisi.
Gli errori più comuni che puoi commettere sono l’individuazione di categorie di creditori mal definite, informazioni canalizzate a tutto il ceto creditorio incomplete, attestazioni deboli.
Commettere errori con gli strumenti della crisi è molto pericoloso in quanto possono compromettere la proposta di risoluzione della crisi con inevitabile corsa ad azioni individuali da parte dei creditori.
Ed è per questo che la differenza non la fa lo strumento, ma chi lo costruisce.

Quando parlare con un professionista è la scelta più razionale

Se ti trovi in una situazione in cui:

  • i debiti non sono più fisiologici
  • la pressione dei creditori cresce
  • il margine di errore si riduce

continuare da soli non è coraggio, è isolamento. Ogni giorno che passa è un passo verso la irreversibilità del problema.

Confrontarsi con un professionista che vive quotidianamente queste situazioni non significa arrendersi, ma riprendere il controllo.

Se vuoi capire se la convenzione di moratoria è lo strumento giusto per la tua situazione, o se è solo una tappa verso una soluzione diversa, il primo passo è un confronto chiaro e riservato.
Un’analisi preliminare consente di inquadrare correttamente la crisi e di evitare mosse inutili o dannose.

Senza promesse irrealistiche.
Senza scorciatoie.
Con metodo.

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