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Debiti fiscali e concordato semplificato

Autore: Staff-blog il 24 Marzo 2026

Se hai un’impresa in difficoltà, probabilmente conosci bene quella sensazione: ogni mattina apri la PEC con un misto di speranza e timore. Speranza di trovare una soluzione, timore di leggere l’ennesima comunicazione dell’Agenzia delle Entrate o dell’INPS.

Quando i debiti non sono più “fisiologici” ma iniziano a comprimere la gestione ordinaria – fornitori da pagare, dipendenti da rassicurare, banche da gestire – la domanda diventa inevitabile:

Esiste uno strumento concreto per ristrutturare anche il debito fiscale, senza dover subire passivamente la liquidazione giudiziale?

Una delle risposte più interessanti offerte dal Codice della crisi è la composizione negoziata della crisi, un percorso non giudiziale per mettere ad un tavolo il ceto creditorio con l’ausilio autorevole di un Esperto. Ma se anche il percorso della composizione non giunge ad una soluzione di ristrutturazione, si possono aprire le porte di un concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, disciplinato dall’art. 25-sexies CCII. 

Ristrutturare debiti fiscali con il concordato semplificato non è una scorciatoia. Non è una formula magica.  Ma, in presenza dei presupposti corretti, può rappresentare una via realistica per gestire anche i debiti tributari e contributivi in modo strutturato.

In questo articolo vediamo quando può essere utilizzato, come funziona davvero e cosa significa, in concreto, per chi ha debiti fiscali importanti.

Quando nasce il concordato semplificato: il contesto della crisi

Il concordato semplificato, come detto, non è il primo passo.
È uno strumento che entra in gioco dopo un tentativo serio di risanamento.

Il presupposto necessario è aver percorso la composizione negoziata della crisi. Solo quando l’esperto, nella relazione finale, attesta che:

  • le trattative si sono svolte secondo correttezza e buona fede;
  • non è stato possibile concludere positivamente il percorso;

l’impresa può proporre un concordato semplificato 

Questo elemento è fondamentale: non si tratta di un meccanismo “alternativo” alla negoziazione, ma di una soluzione successiva al fallimento delle trattative.

Immaginalo così: hai provato a sederti al tavolo con i creditori. Hai mostrato i numeri. Hai esplorato scenari. Ma l’accordo non si è chiuso.
A quel punto il legislatore ti dice: se hai agito con trasparenza e correttezza, non sei automaticamente destinato alla liquidazione giudiziale. Hai ancora una strada.

Attenzione: il tribunale non è vincolato alla dichiarazione dell’esperto. Può disattenderla. Questo significa che la costruzione del percorso precedente deve essere solida e documentata.

Come funziona il concordato semplificato

Il concordato semplificato presenta una caratteristica che lo rende profondamente diverso dal concordato preventivo ordinario: non è previsto il voto dei creditori.

La proposta non viene sottoposta a votazione. Il tribunale può omologarla se verifica che:

  1. Non arrechi pregiudizio ai creditori rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale (o controllata).
  2. Assicuri un’utilità a ciascun creditore 

I creditori possono opporsi all’omologazione, ma non esprimono un voto preventivo.

Questo cambia completamente la logica dello strumento.

Nel concordato ordinario, il consenso dei creditori è centrale.
Nel concordato semplificato, il baricentro si sposta sulla valutazione comparativa del tribunale.

La domanda non è più: “I creditori approvano?”
La domanda diventa: “La proposta è migliore, o almeno non peggiore, della liquidazione giudiziale?”

È un cambio di prospettiva molto rilevante per chi ha un’esposizione fiscale significativa e teme che l’opposizione dell’Agenzia delle Entrate renda impossibile qualunque soluzione.

Il punto cruciale: si possono falcidiare i debiti fiscali?

Arriviamo al nodo centrale.

L’articolo 25-sexies non disciplina espressamente il trattamento dei crediti tributari e contributivi e non prevede la presentazione di una transazione fiscale. Nel concordato preventivo ordinario, la transazione fiscale è uno snodo essenziale.
Qui no. E allora la domanda che ogni imprenditore si pone è:

Si possono ridurre anche i debiti fiscali?

La norma consente la falcidia di tutti i crediti, a condizione che la proposta:

  • non arrechi pregiudizio ai creditori rispetto alla liquidazione giudiziale;
  • assicuri un’utilità a ciascun creditore 

Poiché non è prevista alcuna eccezione per i crediti tributari e contributivi, ne deriva la possibilità di prevederne un soddisfacimento anche solo parziale, al pari degli altri crediti 

Non si tratta di “disporre liberamente” del debito fiscale.
Si tratta di dimostrare che, nell’alternativa liquidatoria, il Fisco prenderebbe meno (o comunque non di più) rispetto alla proposta concordataria.

Il principio guida è sempre lo stesso: miglior soddisfacimento rispetto alla liquidazione.

I debiti fiscali nel concordato semplificato: parola ai Tribunali

La prassi applicativa sta confermando la possibilità di falcidia dei debiti fiscali. Una decisione significativa è quella del Tribunale di Milano del 22 aprile 2025, che ha omologato un concordato semplificato di gruppo nonostante l’opposizione dell’Agenzia delle Entrate, prevedendo il pagamento dei crediti tributari nella misura del 4,76%. Un precedente rilevante è rappresentato anche dalla sentenza del Tribunale di Velletri del 10 ottobre 2023, confermata dalla Corte di Appello di Roma con decisione del 13 agosto 2024, che ha respinto il reclamo dell’Agenzia delle Entrate. 

La Corte ha chiarito che:

  • l’assenza di una disciplina espressa sulla degradazione dei crediti prelatizi non implica automaticamente l’integrale soddisfazione dei crediti assistiti da prelazione;
  • il rispetto dell’ordine delle cause di prelazione deve essere letto insieme agli altri presupposti dell’art. 25-sexies;
  • l’integrale pagamento dei crediti prelazionari non è inderogabile se il piano offre un’alternativa almeno equivalente, e mai deteriore, rispetto alla liquidazione 

Tradotto in termini concreti:
se in liquidazione il Fisco prenderebbe poco o nulla, non può pretendere l’integrale pagamento solo perché il credito è assistito da privilegio. È il confronto con lo scenario liquidatorio a fare la differenza.

Perché non è prevista la transazione fiscale?

Qualcuno potrebbe leggere la mancata previsione della transazione fiscale come una chiusura alla falcidia dei debiti tributari.

Il concordato semplificato non prevede un accordo con i creditori né un voto. La transazione fiscale, nel concordato ordinario, è funzionale proprio al consenso dei creditori pubblici.

Qui il meccanismo è differente: i creditori possono solo opporsi all’omologazione 

La mancanza della transazione fiscale è coerente con la struttura dell’istituto, non con una preclusione alla riduzione del debito.

Cosa significa tutto questo per un imprenditore con debiti fiscali

Proviamo a calarlo nella realtà. Hai accumulato debiti tributari per IVA non versata, ritenute non pagate originate dalle buste paga dei dipendenti, imposte dirette, contributi previdenziali.

Le cartelle si sono sommate negli anni, magari in un periodo di crisi del settore, perdita di un cliente chiave o aumento dei costi energetici.

Ora il debito è tale da:

  • impedire l’accesso al credito;
  • generare pignoramenti;
  • bloccare la serenità gestionale.

La liquidazione giudiziale rappresenterebbe, nella maggior parte dei casi, una distruzione di valore:

  • realizzo forzato degli asset;
  • perdita di avviamento;
  • realizzi inferiori rispetto al valore economico reale.

Il concordato semplificato può consentire una liquidazione ordinata e controllata del patrimonio, con un piano strutturato che distribuisca le risorse secondo criteri verificabili, comparati con l’alternativa liquidatoria.

Non è una “via per pagare il meno possibile”.
È una procedura per pagare il giusto, in base a ciò che è realmente sostenibile e coerente con il patrimonio disponibile.

Il concordato semplificato non è uno strumento per tutti

È importante essere chiari. Il concordato semplificato:

  • presuppone il passaggio dalla composizione negoziata;
  • richiede un comportamento corretto e in buona fede;
  • impone una rigorosa comparazione con la liquidazione giudiziale;
  • è soggetto al controllo del tribunale.

Non può essere utilizzato per “forzare” una riduzione del debito in assenza di una reale situazione di crisi. 

Inoltre, la costruzione del piano richiede un lavoro serie e meticoloso degli advisor che accompagnano l’imprenditore nel percorso della ristrutturazione. E’ un lavoro tecnico non improvvisabile che necessita di elevata preparazione professionale degli advisor e di una fattiva collaborazione del reparto amministrativo dell’impresa.

Le domande che spesso arrivano in studio

Molti imprenditori digitano su Google domande come:

  • Posso ridurre i debiti con l’Agenzia delle Entrate con il concordato semplificato?
  • Il Fisco può opporsi al concordato semplificato?
  • Serve la transazione fiscale nel concordato semplificato?
  • Se l’Agenzia delle Entrate dice no, il concordato è bloccato?

La risposta, come abbiamo visto, non è binaria. Il Fisco può opporsi. Ma non ha un potere di veto assoluto.

Il tribunale valuta se la proposta è migliore – o almeno non peggiore – della liquidazione giudiziale.

Questo cambia radicalmente la strategia difensiva. Non si tratta più di “convincere” il singolo creditore. Si tratta di costruire un impianto tecnico che regga al vaglio del giudice.

Una riflessione finale: non sei il solo

Uno degli aspetti più delicati nella gestione della crisi è l’isolamento.

Molti imprenditori vivono il debito fiscale come una colpa personale.
Come se fosse il segno di una cattiva gestione, quando spesso è il risultato di tensioni di liquidità protratte o scelte obbligate per pagare stipendi o fornitori strategici.

La normativa sulla crisi d’impresa nasce proprio per affrontare queste situazioni in modo ordinato e trasparente.

Il concordato semplificato è uno degli strumenti messi a disposizione per evitare che la crisi degeneri in una liquidazione distruttiva.

Non è una scorciatoia. È una procedura rigorosa, che richiede metodo, competenza e strategia.

Concordato semplificato: quando può avere senso parlarne

Se ti trovi in una situazione in cui:

  • la composizione negoziata non ha portato a un accordo;
  • i debiti fiscali rappresentano la quota più rilevante dell’esposizione;
  • la liquidazione giudiziale rischia di generare un realizzo modesto per tutti;

allora il concordato semplificato merita un’analisi tecnica approfondita.

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