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Compensazioni bloccate e debiti fiscali

Autore: Staff-blog il 9 Febbraio 2026

Cosa cambia dal 2026 con le compensazioni bloccate e perché ignorarlo può mettere in crisi la tua impresa.

C’è un momento, nella vita di ogni imprenditore, in cui il foglio Excel smette di essere solo uno strumento di lavoro e diventa uno specchio un po’ scomodo.
Lo guardi, rifai i conti, sposti una colonna, ma il risultato non cambia: i debiti fiscali non stanno più al loro posto, nel frattempo:

  • l’attività continua a produrre ricavi
  • i clienti pagano
  • sulla carta, non sei messo così male.

Sei convinto che tutto sia in ordine, eppure qualcosa si è inceppato.
Uno dei primi segnali – spesso sottovalutato – sono le compensazioni fiscali bloccate.
L’IVA a credito resta lì, i crediti d’imposta non si muovono, il modello F24 diventa improvvisamente rigido.
Dal 1° gennaio 2026, questo scenario coinvolge una platea più ampia, e riteniamo che sei hai dei debiti fiscali non adeguatamente monitorati è arrivato il momento di affrontare il problema.

La soglia delle compensazioni fiscali

Con la legge di Bilancio 2026 il legislatore è intervenuto su una norma già esistente, ma con un effetto molto concreto: la soglia dei debiti fiscali oltre la quale scatta il blocco delle compensazioni è scesa da 100.000 a 50.000 euro.
Non è stato introdotto un nuovo divieto.
È stata ridotta la soglia oltre la quale scatta le compensazioni bloccate.
Molti imprenditori che fino al 2025 riuscivano ancora a gestire la situazione, dal 2026 si trovano improvvisamente bloccati. Il rischio quando hai le compensazioni bloccate è semplice: rischi di creare nuovi debiti fiscali in aggiunta ai vecchi anche se hai crediti che un tempo sarebbero stati compensati.

Il blocco delle compensazioni

Qui è importante essere chiari, senza tecnicismi inutili.
Se hai carichi affidati alla riscossione, scaduti, non sospesi e non rateizzati regolarmente, per un importo superiore a 50.000 euro non puoi utilizzare alcun credito in compensazione orizzontale tramite F24.
Se hai superato la soglia le compensazioni sono bloccate, anche se il credito fiscale:

  • è superiore al debito,
  • è certo, liquido ed esigibile,
  • deriva da agevolazioni o bonus.

Le compensazioni sono un blocco irrevocabile finché la posizione debitoria non rientra sotto la soglia. Facciamo un esempio se paghi parzialmente il tuo debito fiscale e da una esposizione di euro 70.000 passi ad una esposizione di euro 48.000, poi finalmente ricominciare a compensare debito con crediti fiscali.

Cosa succede se non puoi compensare

Molti imprenditori, con compensazioni bloccate, cominciano a pagare i nuovi debiti fiscali con la poca liquidità aziendale.
Il problema è che non si tratta di una scelta, ma di un equilibrio, già precario, che salta definitivamente.
In sostanza le risorse che vengono destinato al pagamento dell’erario spesso fa saltare il banco con gli altri creditori: fornitori, banche, professionisti.
La compensazione, negli anni, è diventata uno strumento normale di gestione della liquidità e quando viene meno:

  • aumentano le uscite immediate,
  • si riduce il margine operativo,
  • si innesca una spirale finanziaria difficile da invertire.

È come togliere improvvisamente un ammortizzatore a un’auto che già viaggia su una strada dissestata.

La soglia per evitare il blocco delle compensazioni

Ai fini del calcolo dei 50.000 euro di debiti fiscali, rilevano:

  • ruoli per imposte erariali e relativi accessori;
  • avvisi di accertamento esecutivi affidati alla riscossione;
  • altri atti di recupero affidati alla riscossione, purché scaduti e non sospesi.

Non conta il tipo di imposta in sé, ma il fatto che il carico sia affidato all’agente della riscossione e non gestito correttamente.

Cosa resta fuori dalle compensazioni

Se vuoi sapere esattamente quando scatta il blocco delle compensazioni devono conoscere anche le imposte che invece non concorrono al raggiungimento della fatidica soglia.
Sono esclusi dal calcolo della soglia:

  • tributi locali
  • contributi previdenziali e assistenziali
  • premi INAIL
  • debiti oggetto di sospensione amministrativa o giudiziale
  • debiti regolarmente rateizzati, senza decadenza dal beneficio.

Questo dettaglio è fondamentale:
una rateazione corretta non è solo una dilazione, ma una vera strategia di protezione.

Rateazione: soluzione o illusione?

La rateazione è sicuramente la strategia più utilizzata dagli imprenditore che, in assenza di risorse finanziarie, vogliono uscire dallo status di debitore fiscale insolvente. Ti stai chiedendo se la rateazione funziona? La risposta è semplice la rateazione funziona, ma solo se:

  • è sostenibile nella sua rata
  • viene rispettata
  • è inserita in un quadro complessivo di rientro

Se si salta una rata e si decade dal beneficio, l’intero residuo torna a rilevare ai fini della soglia.
E il blocco delle compensazioni può scattare all’improvviso.
Molti imprenditori arrivano da noi proprio così:
con una rateazione “presa per respirare”, ma senza un vero piano.

Il vero problema: il debito fiscale

Devi sapere il vero problema non è la soglia ma il debito fiscale.
La norma sulle compensazioni non crea la crisi ma la rende visibile.
Quando i debiti fiscali superano una certa dimensione e iniziano a condizionare l’operatività quotidiana, non siamo più davanti a un semplice ritardo o a una tensione temporanea.
Siamo davanti a debiti non fisiologici ed i debiti non fisiologici non si risolvono con una compensazione, non si gestiscono solo con rinvii e non spariscono quando il fatturato riparte.

Fermati a guardare il quadro completo

Il mondo delle regole fiscale è complesso e gestire i debiti fiscali è operazione complessa. Se ti riconosci in una o più di queste situazioni:

  • compensazioni bloccate o a rischio
  • cartelle che si accumulano
  • rateazioni che iniziano a pesare
  • liquidità sempre più corta
  • decisioni prese per urgenza e non per strategia

allora il punto non è come pagare la prossima scadenza, ma come rimettere ordine nella struttura del debito.

Le soluzioni se hai debiti fiscali scaduti

Pensiamo che a questo punto tu abbia capito un punto fondamentale: i debiti fiscali devono essere gestiti nella maniera migliore.
Se il problema è esclusivamente fiscale, l’ordinamento permette:

  • una rateazione ordinaria con l’ente impositore se il debito non è cartellizzato;
  • una rateazione ordinaria con l’Agenzia delle Entrate Riscossione se il debito è cartellizzato;
  • una rateazione con normative straordinarie quali la rottamazione-quinquies.

Se il problema non è esclusivamente fiscale, ma la gestione del tuo debito deve essere ristrutturato allora sappi, che l’ordinamento oggi mette a disposizione strumenti concreti, quali:

  • composizione negoziata della crisi
  • accordi di ristrutturazione dei debiti
  • concordato preventivo
  • concordato minore
  • liquidazione controllata
  • ristrutturazione dei debiti del consumatore (nei casi applicabili).

Non sono scorciatoie, sono percorsi giuridici seri, pensati proprio per chi vuole:

  • continuare l’attività, se possibile
  • oppure chiudere in modo ordinato e sostenibile
  • sempre tutelando il patrimonio personale.

Perché parlarne prima fa davvero la differenza

Uno degli errori più comuni è aspettare “ancora un po’”. La prima cartella scaduta rimasta sul tavolo mette un pochino paura ma poi arriva la seconda, la terza ed a seguire molte altre e sembra non succeda niente di drammatico. Nel frattempo il commercialista continua a compensare i pochi crediti fiscali, rateizza le posizioni più ostiche . Quando parli in azienda delle cartelle sul tavolo tranquillizzi tutti per quell’incasso che forse arriva a mese.
Il risultato? Quando si arriva a chiedere aiuto, le opzioni sono meno, non di più.
Affrontare il problema prima che diventi irreversibile non è una resa.
È un atto di gestione.

Il nostro approccio: tecnico, ma umano

In BERTIVETTORI lavoriamo ogni giorno con imprenditori che:

  • non sono cattivi pagatori
  • non hanno fatto scelte avventate
  • spesso hanno semplicemente resistito troppo a lungo da soli

ma soprattutto lavoriamo con colleghi commercialisti, che seppur bravissimi e preparati, non maneggiano gli strumenti della crisi quotidianamente.
Il nostro lavoro non è promettere miracoli,
ma analizzare, spiegare, costruire soluzioni realistiche.

Con numeri alla mano.
Con regole chiare.
Con un confronto diretto e senza giudizio.

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